lunedì 26 gennaio 2009

Spazi sacri (2)

Il commento di Ciubeka al mio precedente post sul tema degli spazi sacri mi ha riportato alla memoria una fantasia di quand'ero bambino.


Non ricordo di preciso quando ho cominciato a dar forma a questa fantasia ma so che l'ho coltivata per molto tempo.


Nella mia parrocchia la domenica si celebrano due messe: alle 9 e alle 11. Ovviamente la funzione più "gettonata" dai bambini era (ed è) quella delle 11, che permetteva di alzarsi un po' più tardi. Io invece, iniziando a servirla come chierichetto, preferivo quella delle 9. Quando andava bene eravamo in tre a servire. Molto tranquilla.


Ora, per un bambino di 8-9 anni il momento più noioso della messa è sicuramente l'omelia. Ma il chierichetto ha il vantaggio di essere seduto alle spalle del parroco per cui un'eventuale distrazione non può essere scoperta. Per cui io, una volta seduto, appoggiavo la testa al muro e iniziavo a vagare con gli occhi e con la fantasia. Guardavo gli affreschi sulla volta della navata centrale, seguivo i giochi di luci e ombre creati dai raggi del sole mattutino sulle pareti e quando la luce si diffondeva in lame sottili venivo rapito dal moto vorticoso e imprevedibile della polvere altrimenti invisibile.


Ma la fantasia di cui parlavo all'inizio è un'altra. Immaginavo che l'interno della chiesa fosse un'enorme piscina colma d'acqua fino al cornicione interno. E che io e l'altra gente presente ci trovassimo sul fondo di questa piscina immaginaria tenuti sotto dall'immane massa d'acqua sulle nostre teste. Quest'idea mi stimolava molto e, insistendo su di essa, poco per volta sentivo la voce del parroco sempre più lontana e indistinta. Tutto questo fino alla fine della predica. Poi, con un "sempre sia lodato", mi ridestavo dal torpore e la messa continuava normalmente.


Più di vent'anni dopo avrei compreso il senso di quella fantasia e come, in una prospettiva distaccata, gli opposti, come vacuità e pienezza, coincidano perfettamente.

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